Kalymnos - Grande primo giorno-





Se ne fa un gran parlare per mesi; soprattutto quando abbiamo le gambe sotto il tavolo.
Ma alla fin fine di questa gran isola ne sappiamo ben poco - fatta eccezione per un articolo apparso su specchio-.
Sarà una bufala?

Parte un giro di telefonate. A dir il vero è poi solo stata una telefonata.
Al mio amico guida per esser sinceri.

- ciao, sono Fede - gli dico quando risponde.
- ah, ciao, come va? - presume gia che gli chiederò qualcosa, ma ancora non sa cosa.
- senti, che mi sai dire di kalymnos?- gli domando.
Non risponde per qualche secondo. Si domanda in quale razza di antro io viva per non saper nulla di Kalymnos.
- , che dire - risponde quando ormai pensavo avesse riattaccato- è il santuario greco dell'arrampicata. Un vero parco giochi-
La telefonata dura ancora un . Gli rompo le balle ancora per sapere della chiodatura, dei gradi, dell'esposizione.
Si, insomma, il genere di domanda che fanno scazzare i climber.

Un mese esatto di distanza e siamo a Kalymnos.
Io e l'audace, naturalmente.
Certo, perchè è poi tutta una questione statistica. Tanto io sono fifone quanto lei si butta a capofitto in situazioni da matti. Fatto sta che arriviamo all'aereoporto di Kos ed in poche ore di traghetto siamo a Kalymnos.
L'isola ci appare subito brulla, calda e ricoperta per più della metà da calcare. Dallo stupore la bocca mi rimane aperta modi cretino per almeno un'ora.
Poi torno alla mia espressione abituale, che non è poi tanto diversa.
Dopo poco arrivano le prime allucinazioni audio-visive.
Vedo gente appesa dovunque e cantano e mangiano uva. Una specie di baccanale arrampicatorio insomma.
Arriviamo in albergo a Masouri. Tiro fuori dalla valigia l'attrezzatura e con l'audace, lei ancor prima di me, di dirigiamo alla Grande Grotta sotto il sole delle due.
La grotta è davvero Grande ed impressionante, ma anche il caldo non scherza.
Solo successivamente leggiamo sulla guida che è consigliato vivamente di non arrampicare sotto il sole. Pazienza primo giorno, prima insolazione.
Cominciamo ad arrampicare seriamente. Comincio a temere per la mi incolumità sulla prima via quando tra la roccia nuova e la temperatura tipo fusione dell'acciaio penso che stavo meglio tra le mie fredde montagne.
Ma è solo l'inizio. Dopo poco, grondante di sudore e con gli avambracci pieni arrivo in cantena. Dico all'audace di calarmi ed arrivo a terra con una strana sensazione di calore alla schiena - naturalmente ero a petto nudo-. Presto il calore diventa insopportabile e mi metto la maglietta con la sensazione che il danno sia stato fatto.
L'audace, naturalmente, sale come se volasse e non posso far altro che fingere di non vedere per non pugnalare il mio ego spropositato.
Facciamo ancora una via, poi molto vicini alla comprensione dello stato d'animo di un pollo arrosto torniamo all'albergo.
Il Grande primo giorno è gia terminato.

Nessun commento:

Posta un commento