Limiti...


L'unico limite a ciò che puoi fare sono le tue paure...

La prima volta che vidi quella via ne rimasi colpito.
Era una di una bellezza unica. La roccia rossastra, la compattezza della linea e la sua ripidità.
Una fila di resinati correva a proteggere quei metri di dura arrampicata.
Una linea dritta e perfetta su di una placca senz'altro estetica.
Ma la cosa finì lì, una parte della mia mente mi diceva che non potevo aspirare a percorrerla che era una linea estremamente tecnica e digitale, troppo per me.
E così passava il tempo e non c'era volta che non la guardassi mentre passavo lungo il sentiero. Quel via era sempre lì, neanche mai troppo segnata, ad aspettare qualcuno che sapesse coglierne l'equilibrio.
Poi mentre passavano le stagioni quella che una volta erano dita poco allenate acquistarono tonicità e l'uso dei piedi divenne più naturale. Così crebbe la voglia di provare quella linea.
La prima volta provai da secondo approffittando della sosta di una via vicina.
Fin dall'inizio mi scontrai con scaglie taglienti ed una sequenza dove i piedi dovevano esser usati in modo molto sapiente.
Così riuscii ad arrivare quasi alla fine della via dove però mi accolse un muro piuttosto liscio e sconcertante. La parte chiave della via. Un passo aleatorio che per esser passato richiede di lasciare a casa anche la minima esitazione. Un verticale bruttino per la mano sinistra, piede destro in spalmo sulla minima rugosità della roccia, si carica la sinistra e ci si siede sopra altro verticale/scaglia di destra e via tutto sul piede sinistro a prendere una scaglia a sinistra di qui ci si alza con non poco sforzo.
Uscita ancora dura su roba piccola ma fattibile.
Maledettamente fattibile.
Dura ma scalabile. Mi dissi. Ed ero così eccitato che non mi resi conto dell'impresa in cui mi stavo imbarcando.
Infatti pochi giorni dopo tornai con mia mamma ed il mio fratellino Toby.
Dopo un breve riscaldamente montai la via.
Riuscii bene su tutte le sequenze ma il passaggio chiave ancora mi respingeva. Finchè dopo essermi riposato riuscii a superarlo. Ahimè la giornata oramai volgeva al termine così come le nostre energie così rimandai il concatenamente alla volta successiva.
I giorni seguenti li passai tra i vari impegni che popolano la mia vita (portare Toby in giro, fare finta di studiare ect...) ma sempre con una piccola parte di me a pensare alla via.
Poi venne il mio compleanno con tutta questa gente che voleva farmi gli auguri ( Toby, la mamma ed i nonni!) ed io che volevo solo andare a chiudere la via, la mia amata
/odiata via.
Oggi ritorno con la mia mamma a provare la via. Toby dorme sereno perchè sa gia che dopo andremo a mangiare da McDonald e potrà papparsi due hamburger. Infatti dorme ma dettaglio non da poco sorride!
Un primo giro sulla via, le sequenze prima del chiave mi riescono in scioltezza ma ogni velleità viene spenta nel passo chiave dove cado e lascio un pezzo di ginocchio sulla via.
Ma fa niente, vuoi che mollo per così poco?!
Mi riposo un po' e riprovo il passo che riesco finalmente a passare.
Ancora un giro a provare il passo chiave e scendo.
Riposo mezz'ora nella quale mia mamma scala e Toby comincia ad abbaiare forse perchè della mia via a lui non gliene frega niente e vorrebbe solo andare da McDonald.
Parto per il tentativo buono ed in men che non si dica sono sul passo duro.
Prendo il verticale, spalmone, mi siede sul sinistro e parto sulla sequenza dei verticali da cui esco due secondi dopo decisamente sfinito. Così corro verso la catena prima che il mio corpo s'accorga d'aver finito le energie.
Lo so non è una performance da campioni...
...Ma a casa mia un 7a di placca fa sempre la sua figurina!!!

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