
ENTRAI in quel bar mentre fuori si consumava un inaspettato nubifragio.
Ecco ad esser franco non era il nubifragio ad essere inaspettato quanto piuttosto questo mio malumore dovuto al malevole cambio di rotta dall'estate direttamente all'inverno.
Faceva un freddo pungente e coi mie pantaloni corti e la camicia maniche corte mi sentivo fuori luogo come un cane in chiesa.
Piove ancora. Commentai tra me e me.
Tutti e tre – io ed i miei genitori- ordinammo un caffè che sembrò sempre più amaro mano a mano che la pioggia aumentava la sua maledetta intensità.
Poi Maurizio prese il giornale andò alla pagina della meteo e sorrise.
Domani danno bello.
Lo disse come se fosse un miracolo.
Domani danno bello?! Pensai frastornato.
Riflettendoci non era poi così strano che potesse far bello prima o poi doveva pur smettere di piovere ogni pomeriggio, no?!
Podenzoi.
Tutti noi pensiamo quel nome purtroppo allontanato dal maltempo.
Podenzoi è oltre che un paese in posizione panoramica e pensile sopra Longarone è anche il nome di una delle più belle e grosse falesie della zona.
L'anno scorso avevamo gia saggiato la qualità dei suoi muri e strapiombi di perfetto calcare a tacche, tasche e canne. Ma quest'anno per il maltempo pomeridiano – la falesia d'estate è frequentabile unicamente al pomeriggio- abbiamo dovuto starne alla larga.
La palestra di roccia di Podenzoi è costituita da una lunga bastionata calcarea alta una trentina di metri. La scalata ne risulta spesso molto varia e sulla stessa via potreste esser costretti a movimenti di forza su canne seguiti da tecniche placche verticali. A Podenzoi, insomma, non ci si annoia.
Punto di forza di Podenzoi è senz'altro la buona varietà di difficoltà dal 6a all'8b così che ognuno possa trovare il proprio modo più o meno faticoso di godere di quel bel calcare.
La frequentazione estiva è consigliabile al pomeriggio dalle 14:30/15:00 in poi.
Infatti, il giorno, dopo sono le due e siamo alla base delle vie.
Non nascondo che mi piacerebbe affrontare una via bella e di soddisfazione e, guida alla mano, addocchio subito qualche tiro interessante.
Si comincia a scalare mentre Tobia, come al solito, sceglie un comodo giaciglio dove passare il resto del pomeriggio – talmente assorto nel sonno vi avrebbe anche passato il resto dell'eternità...-.
Ci si scalda sulle prime vie nessuna delle quali può esser dimenticata perché la roccia è rugosissima – non per dire ma se ti abitui al calcare rosso ed unto di Erto poi ti sembra tutto magnifico...anche se qui è davvero superlativo- e ci sono canne più o meno ogni due metri. Facciamo che dirlo: ci sono più canne che spit perché il posto è attrezzato meticolosamente ma in alcuni punti conviene essere climber con una certa esperienza ed i nervi saldi – la chiodatura non è comunque mai pericolosa-. Persino Maurizio alias Stankomort non chiede se li sia mai morto nessuno – forse perché troppo impegnato a badare alla sua, di pelle!!!-.
Ben caldo sono presto alla base di un tiro che mi attrae; si tratta di 'Lulù' (7a+) un tiro di una ventina di metri con un bel tetto a metà dove credo vi saranno da prendere delle belle bastonate.
Parto convinto sulla placca iniziale tecnica ma non proibitiva. Presto sono sotto il tetto, mi proteggo e...volo al secondo movimento del tetto – non che pensassi anche solo lontanamente di poterla fare a vista-.
Comunque sia dopo qualche riflessione trovo il metodo, faticoso, per passare e tiro dritto verso la catena dove in ordine mi attendono: una sequenza su canne bellissima ed una placchetta verticale finale chiodata – o meglio non chiodata- lunghetta.
Intanto l'audace e Stankomort non sono da meno si cimentano su di un bel 6b che li piega ma non li spezza (?). Solo Stankomort, in verità, lamenta dolori alle ginocchia inenarrabili solo per poi scoprire che aveva fatto i due ribaltamenti del tiro come un penitente inginocchiato.
Solo Toby in quei momenti di pura esaltazione riesce a continuare a dormire forse pensando alla pizza che ci attende alla sera – l'unico cane al mondo che adora la pizza...!!!-.
Ancora un giro per me su Lulù dove cado poco prima d'acchiappare il verticalino utile per ribaltarsi sopra il tetto. Riposo e passo raggiungendo la catena con un solo resting/volo. Così sono più o meno convinto di poterla liberare al terzo giro.
Presto Stankomort, emulato poi dall'audace, getta la spugna: sono quasi le sette di sera.
Così mentre i climber cominciano a tornare a casa provo l'affondo al cuore di Lulù.
Bene la placca, sfrutto un ottimo riposo sotto il tetto e parto convinto. Chiudo e sono alla prima tacca alzo i piedi in spalmo e vado al verticalino lo prendo e per due secondi penso di poterlo tenere ma vengo contraddetto da quella maledetta bastarda che risponde al nome di forza di gravità. Peccato. Fuggo in sosta con il sole che comincia a tramontare. Fermo ad un resting/volo dalla conquista di Lulù.
Stanchi ma soddisfatti ed inebriati da tutta quella roccia fuggiamo a Longarone dove godere dell'ottima pizza del solito fidato locale.
Quante volte ve lo devo dire?! La vita non è perfetta, le vite nei film sono perfette, belle o brutte, ma perfette, nei film non ci sono tempi morti, la vita è piena di tempi morti, nei film sai sempre come va a finire, nella vita non lo sai mai.
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