Cinquetti: un giorno da sbaruà





(Le belle foto sono di Alberto Fantone relative alla prima salita della via mentre il racconto è relativo alla seconda ripetizione - io e l'audace-).

Decidiamo di andar a ripetere la cinquetti alla sbarua, ma senza pernsarci neanche troppo sopra. Semplimente non abbiamo voglia di sbattimenti e 'a vista' vari. Scegliamo questa bella via in quel comprensorio roccioso carico di storia che è la Sbarua.

Dettagli:

- difficoltà e dislivello: v+ max, 8 L. 200 m.
- località di partenza: Borgata Dairin, Val Lemina. Sopra Pinerolo, per farla breve.

Mezz'ora di avvicinamento in un bel bosco di castagni e siamo all'attacco della via. Noto con piacere anche l'attacco della nuova via di Osvaldo Giri ' Verba volant' ma al di là di questo non ne so nei i gradi ne se vada a finire chissà dove.
Un giorno di questi devo andar a provarla.

Ci imbrachiamo e parto a modi razzo. La chiodatura è parsimoniosa, piuttosto lunga laddove il grado si abbatte.
La roccia oggi è un pò umida a causa delle forti precipitazioni dei giorni scorsi così mi studio ben bene alcuni passi di aderenza e poi mi fiondo verso la sosta.
Arrivo, barcaiolo, recupero la corda, metto la piastrina e dico all'audace di partire.
Arriva più in fretta di quanto non mi aspettassi, oggi è in forma.

- vuoi condurre tu?- le chiedo gentilmente sperando che dica di noi ( detto fra noi: odio andar da secondo)
- no, no, vai pure che hai un bel ritmo- mi risponde.

Parto per il secondo tiro. Un fessura mi porta su di un muretto e da qui alla sosta è questione di pochi metri.

La quarta lunghezza ha una dulfer che adoro - pur avendo fatto solo due volte la via-. E' forse uno dei passi più impegnativi della via, soddisfa davvero. Peccato però che sia breve.
Dopodichè un breve muretto ed un traverso portano allo sosta sotto il tetto.
Si tratta sostanzialmente di recuperare il compagnio messi sotto un bel tetto con un panorama fantastico sui boschi davanti.

La quinta lunghezza è una bella placca, ma niente di speciale.

La sesta, invece, diverte davvero. Si supera un tetto che sarebbe ostico se non fosse per un albero che permette di issarsi tranuillamente al di sopra dello strapiombo.
Ancora un placca e si è in sosta.

Il settimo tiro è un traverso mozzafiato esposti alla verticale delle vie sottostanti. A me piace moltissimo, l'audace invece va un pò in crisi. Sarà che io adoro i traversi. Bò...

Arriviamo quindi all'ultimo tiro, l'ottavo.
Un muretto ed una fessura conducono in sosta senza particolari difficoltà.

In vetta festeggiamo con gatorade e strette di mano sincere.

La discesa è a piedi e con la pioggia dei giorni scorsi è forse questo il tratto più pericoloso.
Piantiamo tutti e due dei bei scivoloni.
Ariviamo agli zaini belli infanghati e col culo pieno di lividi.

Guardiamo all'orizzonte e ridiamo, improvvisamente.

Conciati come siamo sembriamo proprio due sbaruà...

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