CHE caldo!
Con Tobia usciamo tutti i giorni nelle ore che dovrebbero esser più fresche solo per scoprire che tanto fresche non sono. Solo a casa si riesce ad aver un poco di refrigerio; in verità a casa mia c'è un clima tipo polo nord, giuro! Infatti quando mia mamma non ci vede o io o Maurizio manomettiamo il condizionatore impostando siberiche temperature! Ah, ah, ah!
Ma alla fine arriva il fine settimana occasione ghiotta per fuggire lontano dall'afa.
Solo che, e lo dico con tono rassegnato e tragico, venerdì viene giù il finimondo facendomi presagire falesie bagnate e scenari apocalittici alla base delle vie.
Cosa facciamo?
Propongo, tra lo sdegno dei compagni – bisogna sapersi accontentare!-, di andare a fare blocchi a Chiomonte.
Seguono proteste varie ma alla fine – come giusto, d'altronde, secondo l'articolo primo del mio regime di tirannia- si concorda su Chiomonte. Tobia abbaia come per dare l'assenso – non è vero! Lui abbaia spesso e senza che via sia un senso probabilmente per suoi personali disturbi mentali...-.
Così sono le undici di mattina e siamo a Chiomonte precisamente all'area archeologica della Maddalena dove sorge l'area blocchi.
Si prende quindi a scalare – bè si è vero i più degli altri. Perché sono ,a loro dire, un ossesso!-.
I massi sono una moltitudine e le forme lasciano spazio alla fantasia: con la guida alla mano non resta che cimentarsi sui passaggi tracciati.
Così presto vengo a capo di un bellissimo blocco con lancetto su roccia rugosissima a scaglie nette, una meraviglia che spesso non si trova nelle falesie sempre più usurate dalle ripetizioni.
Unica nota è il grado dei passaggi boulder che spesso crea una scala a se piuttosto che completare il metro di misura delle vie in falesia; d'altronde quattro-cinque movimenti dovranno pur esser più duri d'una via di pari grado ma di venti-trenta metri. No?
Anche i compagni, inizialmente diffidenti verso il sassismo, cominciano a prenderci gusto. Solo Tobia pare esser fin dall'inizio a suo agio e dorme profondamente all'ombra d'un albero.
In un tour lungo e disarticolato viriamo da un masso all'altro senza una vera e propria strategia ma solo cercando di chiudere qualcuno di questi bei passaggi.
Il clima, vera amenità della giornata, è fresco con una leggera brezza che ci fa stare tutto il giorno in maglietta: altro che Torino!
Così continuiamo a gironzolare per i blocchi come degli invasati finché le forze vengono meno – improvvisamente, cribbio!- e decidiamo di ripiegare da Penna dove ci attende il solito gelatonzo sempre gradito!
Giornata, insomma, ben spesa con Maurizio esaltato da una corrente di Karma positivo che tutte le volte che partivo per un tentativo su di un blocco mi chiedeva – ma se cadi non ti schianti sull'albero? Ma se cadi non prendi la pietra nel tallone?- Insomma una tragicomica commedia, come al solito. Vada per l'albero ma quella del tallone l'ho mica capita neanche fossi Achille!
Comunque sia per punizione la locandina della giornata è dedicata al nostro porta sciagure!
Ma, e ci tengo a dirlo, nonostante le non proprio rosee previsioni di Maurizio riesco in giornata a chiudere il mio primo 6c boulder: yeeeeeeeaaaaaaahhhhhhhh!
P.S: naturalmente l'Avana di cui il titolo si riferisce alla viticoltura della zona di Chiomonte né!
Ed ora per combattere il caldo una freddura:
Cosa ci fanno 500 milanesi nudi al Polo Nord?
Brrrr, le mille balle blu!
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